Uno tsunami di cuscini

L‘eco della vicenda relativa agli airbag difettosi negli Stati Uniti non era ancora arrivato nel vecchio continente ma ora il rischio è quello di vedere un’ondata di richiami anche su questa sponda dell’Atlantico. Vediamo il perché. Dopo mesi di pressioni dalle autorità statunitensi ( su tutte la potente National Highway Traffic Safety Administration) la Takata Corporation ha riconosciuto che i veicoli equipaggiati con airbag difettosi e da richiamare sono quasi 34 milioni.

La procedura di richiamo, iniziata nel 2008 e col passare degli anni estesa ad un numero sempre maggiore di veicoli, vede la sostituzione di entrambi i cuscini anteriori in quanto, in caso d’impatto, gli airbag nella fase di gonfiaggio potrebbero ferire gravemente gli occupanti a causa di frammenti liberati dal sistema stesso.

Il fornitore giapponese ha poi ammesso errori di fabbricazione e di aver utilizzato materiale non adatto nella realizzazione dei cuscini salvavita, problemi che son stati poi risolti nel corso degli anni.

L’allargamento del richiamo riguarda i veicoli prodotti da BMW, Chrysler, Daimler Trucks, Ford, General Motors, Honda, Mazda, Mitsubishi, Nissan, Subaru e Toyota. Al momento le informazioni rilasciate dalla compagnia nipponica riguardano veicoli immatricolati negli Stati Uniti; per gli altri mercati non sono state ancora rilasciate dichiarazioni ufficiali ma il buon senso invita a pensare che presto anche in Europa avremo dei numeri di cui parlare.

Il problema principale che si pone adesso è la sostituzione dei componenti difettosi; questo processo richiederà inevitabilmente anni, anche perché Takada e le altre aziende produttrici non sono strutturate per soddisfare l’improvvisa impennata nella richiesta di nuovi airbag. Intanto sul suolo americano le Case automobilistiche stanno agendo di propria iniziativa.

Le più attive sono le giapponesi Toyota, Honda e Nissan che, ancor prima delle ammissioni del fornitore connazionale, han proceduto al richiamo delle autovetture potenzialmente affette dal problema, suscitando tra l’altro il disappunto della Takada che affermava che la degradazione sul lungo termine dell’airbag non era richiesto dai test prescritti dalle case automobilistiche. In attesa di vedere i nuovi sviluppi a livello globale la domanda nasce (ritorna) spontanea: a quando una NHTSA europea?

(via: Automotive News Europe)

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