Start&Stop, risparmio & non inquino

Con le normative sempre più restrittive in materia di emissioni allo scarico – non abbastanza severe, come abbiamo visto negli ultimi giorni – i costruttori automobilistici continuano a ricercare soluzioni efficienti in grado di limitare quanto più possibile i consumi di carburante delle autovetture. La dinamica di marcia meno efficiente, per i motori a combustione interna, è quella cittadina in quanto le continue fermate impongono un notevole  spreco di carburante. Ed ecco arrivare sugli autoveicoli, dopo i tentativi degli anni 80 e ‘90, sistemi Start&Stop evoluti che spengono il propulsore quando non necessario. Ovviamente i dispositivi di oggi, lontani parenti di quelli che debuttarono  30 anni fa, richiedono componentistica specifica affinché il sistema risulti efficiente, confortevole e affidabile. Di seguito spiegheremo a grandi linee come funziona un sistema Start&Stop del tipo più semplice, in quanto ne esiste anche un altro tipo ( con alternatore e motorino d’avviamento integrati) specifico per alcune applicazioni.

Intanto sappiamo bene come funzionano: col veicolo fermo il motore a combustione viene automaticamente spento, per poi riavviarsi appena si schiaccia il pedale della frizione o appena si alza il piede dal pedale del freno sui veicoli con cambio a gestione automatica.

Vien da sé comprendere che per gestire l’elevatissimo numero di spegnimenti e riavvii il primo componente dedicato, progettato appositamente, è il motorino di avviamento che vede il rafforzamento dei punti di supporto, degli ingranaggi e affinamenti nella componentistica meccanica ed elettrica. A comandare il sistema una centralina di gestione motore con software dedicato che s’interfaccia specificatamente col motorino di avviamento, oltre che a ricevere informazioni dai sensori di batteria, albero motore, velocità del veicolo,  posizione in folle del cambio  e dell’impianto frenante; elemento imprescindibile è altresì il convertitore di tensione continua che, ai continui ri-avviamenti, evita cadute di tensione deleterie per i dispositivi elettronici.

E naturalmente, oltre all’alternatore rinforzato, un ruolo importantissimo lo riveste la batteria. Naturalmente non è un comune accumulatore piombo-acido bensì uno specifico del tipo AGM o EFB; da notare che mentre le AGM possono essere sostituite esclusivamente da accumulatori dello stesso tipo, le EFB possono invece essere rimpiazzate da una AGM. E per fare in modo che sistema e batteria non soffrano “crisi di rigetto”, su molte auto l’eventuale  operazione di sostituzione – più costosa di un buon 30% rispetto alle normali batterie –   va effettuata con appositi tester di diagnosi: oltre voi, anche la centralina motore deve sapere con chi avrà a che fare.

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