Se il Comune non reinveste in mobilità, scatta la sanzione

Questa è la proposta, un po’ scioccante per molti, fatta dall’ACI: quando il Comune non reinveste almeno il 50% dei soldi ottenuti da sanzioni derivanti dalla viabilità, in miglioramento della viabilità e mobilità cittadina, sia dunque multato. Allontanare lo “spettro” del concetto di “fare cassa con i divieti di sosta”, quindi, e magari puntare a progettare nuove aree di parcheggio o  migliorare la gestione del trasporto pubblico, o migliorare le condizioni dell’asfalto carrabile e dei marciapiedi, rendere meglio visibile la segnaletica. Tanto per fare qualche esempio.

In effetti, il codice della strada, all’articolo 208, prevede proprio questo. Ma considerando che non è prevista alcuna sanzione qualora si contravvenga alla norma, il gioco è presto fatto. Le parole di Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobile Club d’Italia, sono piuttosto eloquenti:

Troppi sono i Comuni che destinano i soldi per la sicurezza stradale, ad altre spese: ci sono, e quindi preferiscono investirli altrove. Bisogna garantire l’osservanza di una norma che è fatta per migliorare la qualità della vita dei cittadini, e inserire pesanti sanzioni contro le amministrazioni che diversamente agiscono. Sarebbe ideale un codice della strada più snello e semplice, che abbia norme chiare per gli utenti e le amministrazioni stesse.

È secondo questo ragionamento che, d’altronde, si sta elaborando in Parlamento un Nuovo Codice Della Strada, da tempo richiesto dall’ACI. Le motivazioni sono evidenti: a fronte di un incremento economico di sanzione di circa il 21% (solo dal 2010 a oggi), non si riscontra una reale diminuzione delle infrazioni né delle vittime di incidenti stradali. Quasi un calo di interesse verso il rispetto delle norme, oppure una complessiva difficoltà a comprenderne molte.

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