PFU: pneumatici fuori uso, non fuori controllo

Il consorzio Ecopneus,  la società consortile senza scopo di lucro per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale dei Pneumatici Fuori Uso (PFU),  annuncia il superamento del proprio target annuale di raccolta; al contempo stima che esistano almeno altre 25.000 tonnellate di PFU “extra” rispetto al target complessivo nazionale da gestire e a rischio di abbandono, questo a causa dalla vendita in nero di pneumatici e dal trasferimento nel mercato del ricambio di pneumatici staccati da veicoli in demolizione.

I pneumatici venduti irregolarmente, infatti, oltre ad evadere il contributo ambientale e l’IVA sul prezzo d’acquisto (e a non fornire garanzie agli automobilisti furbacchioni), costituiscono quantitativi non contabilizzati nelle quote di responsabilità dei diversi soggetti preposti alla gestione dei PFU. Si tratta di PFU che “non esistono” per il circuito legale, ma che viceversa si trovano presso i punti di raccolta, quando non già avviati verso un trattamento altrettanto irregolare. Ovvero abbandonati nell’ambiente, alla mercé delle intemperie se non delle attenzioni di criminali.

Ecopneus dichiara di essersi accollata una parte importante del problema, continuando per ora a raccogliere PFU e alleggerire quindi, con le proprie risorse economiche residuali, il potenziale grave problema nazionale.  Sin dal primo anno di avvio di attività, infatti, Ecopneus si è fatto carico del problema per quantitativi significativi: rispetto al milione di tonnellate di PFU gestite complessivamente nei primi 4 anni di vita, ben 67.000 tonnellate sono state raccolte e recuperate oltre l’obbligo di legge e senza contare gli interventi negli “stock storici”. Nel 2014 è stato toccato il picco del fenomeno con un +13% di raccolta extra-target per Ecopneus, pari a quasi 30.000 tonnellate.

Per legge, il target annuale di raccolta per i sistemi di gestione dei PFU è pari alla quantità di pneumatici immessi al consumo dai rispettivi Soci nell’anno precedente, al netto della quota di pertinenza dei pneumatici usati esportati per il mercato del riuso e della ricostruzione. Su tale quantitativo deve essere calcolato il valore dei contributi e così, raggiunto il target, i Consorzi non hanno più obbligo di raccolta dei Pneumatici Fuori Uso presso gommisti, officine, stazioni di servizio, né risorse economiche per le relative attività.

Diventa così oltremodo chiaro che Ecopneus continua ancora alla raccolta straordinaria, ovvero oltre gli obblighi legislativi, per favorire il lavoro dei “gommisti” onesti, che evitano gli inconvenienti di dover provvedere individualmente al trattamento dei propri rifiuti, per ridurre dunque il rischio di favorire l’abbandono degli pneumatici da parte di operatori poco corretti; naturalmente, le Istituzioni, a fronte dell’impegno extra, ben presto dovranno impegnarsi nell’affinamento della normativa vigente per far fronte a questo problema. Ovvero a riconoscere ad Ecopneus il meritorio lavoro svolto.

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