Occorre sempre un occhio attento ai ricambi

Nel mondo dei ricambi per auto il fenomeno della pirateria assume principalmente due aspetti. Il primo riguarda componenti contraffatti negli elementi distintivi, ovvero ricambi dall’aspetto molto simile all’originale ma di qualità inesistente che sono illegalmente realizzati usurpando o alterando marchi di confezioni di proprietà di altre aziende; il secondo aspetto riguarda, invece, i componenti cosiddetti di imitazione, ricambi cioè prodotti anche in violazione di uno o più brevetti regolarmente registrati.

Ancora oggi non tutti sono a conoscenza dei rischi che può comportare la detenzione e la commercializzazione di alcune tipologie di ricambi realizzati in violazione di brevetti come, per esempio, i misuratori massa d’aria o le pompe carburante di provenienza orientale. Oltre a rientrare a pieno titolo nel fenomeno della pirateria, l’utilizzo e la messa in servizio di questo tipo di componenti non originali rappresenta un grave fattore di rischio per l’automobilista, per la vettura e, conseguentemente, per l’officina.

Molte aziende automotive che producono ricambi per aftermarket sono continuamente impegnate a contrastare sia la contraffazione del proprio marchio sia le violazioni dei propri brevetti. Nonostante l’impegno profuso, sovente abbiamo notizia di inchieste giudiziarie su pezzi di ricambio contraffatti. L’ultima arriva dal nord Italia.

Oltre mezzo milione di pezzi di ricambio falsi: la Guardia di Finanza ha sgominato una rete che coinvolge 27 società tra Torino, Milano, Reggio Emilia, Bergamo, Carpi e Perugia. 30 denunce complessive ed un controvalore per la merce sequestrata di oltre 6 milioni di euro. La componentistica sequestrata riporta i loghi contraffatti di moltissimi costruttori automobilistici, anche i più elitari. Sono stati scovati finanche ricambi per auto storiche. Una vera e propria “industria dei pezzi taroccati” estesa su tutto il territorio nazionale e talmente efficiente da trarre in inganno consumatori e meccanici delle officine autorizzate, raggirati da imballaggi e pezzi praticamente identici a quelli originali. Ma dalla qualità oltremodo scadente.

Uno studio dell’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) riporta che i ricambi più soggetti a contraffazione sono i componenti dei sistemi frenanti, cinghie, tenditori, pompe acqua, fanali, luci targa, pistoni, cuscinetti motore, motorini d’avviamento, alternatori, candele, candelette, componenti di sistemi d’iniezione benzina e diesel, filtri e spazzole tergicristallo.

L’automobilista, per cautelarsi, deve sempre pretendere l’utilizzo di ricambi di qualità equivalente a quella di primo equipaggiamento. Ovvero affidarsi a fornitori di indubbia professionalità e diffidare da chi offre prezzi fuori mercato.

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