Lo tsunami per Volkswagen non ha fine

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L’onda dello tsunami dieselgate continua. E sulle sponde della Volkswagen non c’è riparo.

Da quindici mesi questa vicenda continua a non far dormire sonni tranquilli al management del Gruppo tedesco. Nonostante gli accordi (con costi di 17 miliardi di euro tra risarcimento dei clienti e sanzioni) che faticosamente Wolfsburg ha ottenuto per ovviare all’onta subita, i dirigenti si guardano bene dal mettersi in mostra. Automotive News riportava qualche giorno fa che i top manager del gruppo avrebbero disertato le luci del salone di Detroit, il NAIAS 2017 aperto in questi giorni. Del resto, se i problemi giudiziari in sede civile hanno avuto soluzione, quelli penali ancora no.

Qualche malizioso avrà pensato che le autorità americane avrebbero colto l’occasione per fare qualche “sorpresa”. A pensar male si fa peccato,  ma in effetti qualcosa è successo: il F.B.I. ha arrestato Oliver Schmidt, personalità di spicco appartenente all’esecutivo del Gruppo, proprio qualche giorno prima dell’apertura del salone americano.

Il manager della filiale americana della Volkswagen è stato fermato con l’accusa di “cospirazione nella frode contro gli Stati Uniti”. I media americani hanno riportato che Schmidt, responsabile tra il 2014 ed il 2015 degli uffici che attestano la conformità delle vetture alle normative statunitensi (e dopo incarichi di spicco in Germania), avrebbe avuto un ruolo chiave nell’occultare il famigerato “defeat device” e, quando ascoltato dagli inquirenti allo scoppio del bubbone, avrebbe mentito. Arrestato sabato scorso in Florida, in queste ultime ore è comparso in tribunale a Detroit. Ma non è finita qui. Il lavoro poco nitido del dirigente non parrebbe frutto – ovvio, ndr – di un singolo: secondo fonti giornalistiche americane e tedesche, risulta che Schmidt tenesse aggiornati alcuni suoi superiori sull’andamento della vicenda.

Evidentemente quanto accaduto è solo la prima delle conseguenze dell’imputazione del senior engineer della Volkswagen James Liang, incriminato pochi mesi fa per “cospirazione ai fini di truffa ai danni delle autorità e della clientela americana”. L’ingegnere, dichiarandosi colpevole di fronte alla corte, aveva scelto di collaborare con il procuratore per ottenere uno sconto di pena che arriverà entro la fine di questo mese.

La saga, dotcarblog ne è certo, non finisce qui.

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