L’Antitrust interviene nella disputa tra ACI e MIT

Nella “guerra” tra ACI e Motorizzazione interviene l’Antitrust. In questa endemica disputa che non trova ancora soluzione giunge il parere – non vincolante, badate bene – dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Le criticità del doppio sistema, che da decenni ammorba gli automobilisti italiani, secondo l’Antitrust possono trovare nei recenti interventi legislativi idonei strumenti di soluzione.

In particolare, il processo di unificazione delle banche dati Archivio Nazionale Veicoli (Ministero Infrastrutture e Trasporti) e PRA (ACI) e dei documenti certificato di proprietà e carta di circolazione, prospettato dalla L. n. 124/2015, potrà determinare una semplificazione amministrativa nella gestione delle banche dati stesse, nonché eliminare la duplicazione nei costi per la tenuta dei registri, di cui potranno altresì beneficiare i consumatori, mediante una diminuzione delle tariffe per l’esecuzione delle formalità.

Peraltro, l’unificazione delle banche dati consentirebbe sia di risolvere le recenti inefficienze prodotte dalla dematerializzazione dei CDP, a seguito della quale è venuta meno la tradizionale piena cooperazione tra le due banche dati, sia di superare le criticità insite nella posizione di ACI, che si trova a ricoprire la doppia veste di soggetto regolatore e regolato, in assenza dei necessari requisiti di terzietà e imparzialità che devono caratterizzare il soggetto regolato, in particolare quando questo opera anche a valle in attività concorrenziali che dipendono dall’accesso al sistema informativo gestito in esclusiva.

L’Autorità ritiene quindi doveroso l’istituzione di un’unica agenzia o altra struttura sottoposta alla vigilanza del MIT, in cui far confluire le funzioni ad oggi svolte dal MIT e da ACI, “con conseguente introduzione di un’unica modalità di archiviazione finalizzata al rilascio di un documento contenente i dati di proprietà e di circolazione” degli autoveicoli.

Ai fini della corretta individuazione delle tariffe per le formalità sarebbe, in ogni caso, necessario implementare un sistema di separazione – quantomeno contabile, anche rispetto alle altre attività istituzionali eventualmente svolte dall’agenzia o altra struttura sottoposta alla vigilanza del MIT – che permetta di individuare i costi effettivamente sostenuti per l’offerta dei servizi. In tal modo si potranno anche determinare, e applicare, tariffe differenziate a seconda che le formalità siano eseguite presso strutture pubbliche, piuttosto che presso quelle private. L’effettivo orientamento ai costi delle tariffe per l’esecuzione delle formalità consentirà, inoltre, di risolvere la situazione di sussidio incrociato e distorsione della concorrenza determinata dalla circostanza che, ad oggi, le tariffe per le formalità PRA remunerano anche i costi sostenuti da ACI per la riscossione dell’IPT per conto delle provincie.

In termini più generali si rileva che la commistione, in seno ad ACI e agli AC provinciali, tra l’attività istituzionale di gestione del PRA, le attività federali nel settore dell’automobilismo e una serie di altre attività commerciali, soggette a concorrenza e non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, non appare più ammissibile.

L’Autorità ritiene che la L. n. 124/2015 e il D.Lgs. n. 175/2016 offrano importanti opportunità di revisione del sistema e auspica che le considerazioni sopra svolte possano costituire un ausilio per la realizzazione degli obiettivi di razionalizzazione, efficientamento e promozione della concorrenza.

 

 

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