La storia delle cinture di sicurezza

Le cinture di sicurezza, come ben conosciamo, sono i dispositivi di sicurezza dei nostri autoveicoli che, in caso di urto, vincolano il corpo di guidatore e passeggeri ai sedili, in maniera da evitare l’impatto degli stessi contro le strutture dell’abitacolo o, addirittura, che gli stessi occupanti vengano sbalzati all’esterno del veicolo.

Ma come e quando nascono? Dotcar, oltre al suo compito principale, soddisfa questa curiosità: le primordiali cinture di sicurezza furono brevettate a New York nel 1885 da Edward J. Claghorn e furono installate a bordo di un veicolo dal canadese Gustave Desirè Lebeau nel 1903.

La prima automobile di serie ad essere equipaggiata con cinture di sicurezza, nella versione meno sofisticata a due punti, fu l’americana Nash Ambassador nel 1949. Si devono attendere altri dieci anni e “variazioni sul tema” per vedere il debutto della cintura di sicurezza moderna, quella a tre punti che conosciamo oggi: il merito va ascritto alla Volvo, che nel 1959 la brevettava e la installava su Volvo Amazon (120) e PV 544 destinati ai mercati scandinavi. Volvo divenne quindi il primo costruttore automobilistico a equipaggiare di serie le sue vetture con le cinture di sicurezza che utilizziamo ancora oggi.

Il padre di questo dispositivo di sicurezza fu l’ingegner Nils Bohlin:  egli si rese conto della necessità di trattenere correttamente al loro posto sia la parte superiore, sia quella inferiore del corpo, con una fascia diagonale sul petto e un’altra trasversale sul bacino. La sua sfida principale consistette nel creare una soluzione semplice da utilizzare, ma al contempo efficace, in quanto la cintura doveva poter essere indossata con una sola mano.

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L’impegno di Bohlin culminò nella domanda di brevetto relativa alla sua cintura a tre punti. L’ingegnere svedese incorporò nel suo progetto quattro regole d’oro che considerava della massima importanza per una cintura di sicurezza per autovetture: la cintura comprendeva una fascia per le anche o i fianchi e una diagonale per il busto, entrambe disposte correttamente da un punto di vista fisiologico, vale a dire trasversalmente ai fianchi e alla cassa toracica, e fissate a un punto di ancoraggio situato in basso accanto al sedile. La geometria della cintura somigliava a una “V” con la punta rivolta in giù, verso il pavimento. Una volta sotto carico, la cintura rimaneva inoltre al suo posto, senza spostarsi.

È proprio questa la differenza essenziale fra l’efficace cintura a V progettata da Bohlin e la precedente configurazione a tre punti del tipo a Y. La cintura di Bohlin fu in realtà una dimostrazione efficace di perfezione geometrica più che un’innovazione d’avanguardia. La soluzione e i vantaggi della configurazione a tre punti si diffusero rapidamente in tutto il mondo, in quanto Volvo mise immediatamente a disposizione di tutti i costruttori automobilistici il brevetto di Bohlin.

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