La Brexit a quattro ruote

Nella vicenda “dieselgate” sono emersi, in più circostanze, cortocircuiti tra grandi gruppi automobilistici, nazioni ed istituzioni europee. Per chi ancora non crede che le lobby a quattro ruote influiscano sulle questioni politiche, ecco arrivare il caso che dovrebbe fugare ogni dubbio e per sempre. Certamente avrete sentito della cosidetta Brexit, ovvero della possibilità che la Gran Bretagna, in seguito al referendum del prossimo 23 giugno, possa uscire dalla Unione Europea. Sono, sarebbero affari loro. E invece no. Ecco che Nissan, Ford e Daimler (Mercedes-Benz) scendono letteralmente in campo a sostenere il primo ministro David Cameron nel tenere il Regno Unito all’interno della UE.

Per carità, ognuno deve salvaguardare i propri interessi. La Nissan, ad esempio, è fortemente impegnata nei territori inglesi, dove la casa automobilistica giapponese ha una grande fabbrica nel nord-est dell’Inghilterra dove costruisce vetture a marchio Nissan e Infiniti. A Bloomberg ed Automotive News Europe l’amministratore delegato del gruppo Nissan-Renault ha dichiarato, in maniera netta, che “per il nostro business è bene che il Regno Unito rimanga in Europa… vogliamo che l’impianto Nissan ed il centro di ingegneria rimangano il più competitivi possibili… Per i lavori in atto, il commercio e (ovviamente, ndr) i costi… una posizione di stabilità è certamente meglio di una serie di incognite”

Gli fa eco l’A.D. di Ford Motor Group Mark Fields, il quale afferma che sia molto importante per il Regno Unito restare a far parte del mercato unico. Incidentalmente, anche Ford ha impianti nelle terre d’Albione. Invece il capo della gestione finanziaria di Daimler, tale Bodo Uebber, ha riferito ai giornalisti ch’è “a favore dell’ideale europeo e dunque più grande è l’Unione, meglio è.” La Daimler non ha impianti in Gran Bretagna ma, attenzione, ha stretto una forte collaborazione tecnica proprio col gruppo Nissan-Renault. Ma tu guarda. Inoltre, come abbiamo visto, l’Unione Europea com’è strutturata oggi non ha, nel tempo, minimamente scalfito gli interessi germanici. Anzi!

In attesa che arrivino dichiarazioni affini anche dal gruppo BMW (la MINI nasce ad Oxford e dintorni) non ci resta che aspettare l’inizio della prossima estate. Nel frattempo, giudicate voi quanto potere industriale è insito nella politica europea.

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