Il disco è uno strumento moderno

Naturalmente non stiamo parlando di musica. Il disco del freno è il componente principale del dispositivo che permette il rallentamento della rotazione di una ruota e del mezzo a cui essa è vincolata. E’ costituito da un disco, solitamente in ghisa o acciaio, solidale alla ruota il quale viene frenato tramite un sistema a pinza che spinge contro di esso una coppia di pastiglie composte da materiale d’attrito ; le pastiglie, premendo contro il disco contemporaneamente da entrambi i lati, ne causano il rallentamento e dunque la fermata del veicolo. Ciò che permette la pressione della pinza è, sulle autovetture , un dispositivo idraulico , in attesa di quelli a comando totalmente elettrico, il cosiddetto « brake by wire » . I primi esperimenti con freni a disco iniziarono in Inghilterra negli ultimi anni del XIX secolo; da subito furono chiari i vantaggi di questi dispositivi che offrivano una capacità frenante decisamente superiore in tutte le condizioni ed una resistenza al “fading” (inefficienza dell’impianto dovuto al surriscaldamento dei componenti) incomparabile rispetto ai freni a tamburo; inoltre la semplicità meccanica del nuovo sistema , il ridotto numero di componenti utilizzato e la facilità di riparazione costituivano altri ulteriori vantaggi.
Come spesso accaduto nel mondo automobilistico, la sperimentazione e l’uso nelle competizioni diede la spinta finale alla crescita ed alla maturazione del nuovo sistema frenante; la prima vettura a portare i dischi a gareggiare fu la Jaguar C-type nel 1952 mentre dopo appena 3 anni fecero il loro debutto su un’auto di serie, la Citroën DS. Il disco “moderno” è posto per lo più direttamente sul mozzo portaruota, anche se non sono mancate applicazioni che lo hanno visto montato all’uscita del differenziale sulle auto a trazione posteriore. I freni a disco sono una componente imprescindibile dell’impianto frenante delle auto odierne, anche se su quelle più piccole e leggere sono spesso ancora montati quelli a tamburo sulle ruote posteriori, esclusivamente per motivi di costo. Invece il disco, che scorre in senso lineare dentro la pinza e a cui è vincolata, è determinante per definire le doti di resistenza, modulabilità e potenza della frenata dei veicoli. Proprio per questi motivi, nel tempo, i dischi hanno visto varie evoluzioni: da pieni ad autoventilanti se non baffati e forati come tipologia; in ghisa, in acciaio con vari tenori di carbonio, fino ad arrivare a quelli carbo-ceramici e infine a quelli, riservati alle competizioni di altissimo livello, in carbonio.
Dopo questo breve, parziale racconto sulla storia dei freni cogliamo l’occasione per ricordare che anche i dischi si consumano: scalini, rigature, ovalizzazioni, altre irregolarità o la semplice naturale “erosione” della superficie (ogni produttore ha i suoi riferimenti tecnici) devono essere sempre oggetto di attenzione da parte dell’automobilista e del suo autoriparatore di fiducia. Moderno sì, ma sempre bisognoso di attenzioni.

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