FCA vs NHTSA : la sfida

Mentre FCA in Europa è impegnata a rilanciare l’immagine dell’Alfa Romeo dall’altra parte dell’Atlantico il gruppo italo-americano è coinvolto nella querelle con la potente National Highway Traffic Safety Administration, che addirittura l’ha convocato ieri in una rara audizione pubblica per determinare se la casa automobilistica ha violato le leggi di sicurezza per la gestione di 23 (!) campagne di richiamo che coinvolgono oltre 11 milioni (!!) di veicoli.

L’udienza segna un nuovo massimo nella tensione tra NHTSA e FCA, attrito cominciato lo scorso anno a causa dei difetti dei famigerati airbag Takata e della vulnerabilità dei serbatoi di carburante di alcuni modelli Jeep di vecchia generazione. A questo particolare evento, tra gli altri, presenziava anche un rappresentante della Alliance of Automobile Manufacturers, che rappresenta FCA, Ford, General Motors e altre nove case automobilistiche; è evidente l’interesse dei vari costruttori a fare in modo che la vertenza non si inasprisca ulteriormente e che il dialogo con la Nhtsa resti “collaborativo”.

Durante l’audizione pubblica l’agenzia americana ha sottolineato la “timidezza” di FCA nell’affrontare e risolvere i problemi riscontrati; accusata di non riuscire a soddisfare diversi requisiti volti ad effettuare repentine e definitive riparazioni nelle campagne di richiamo, se riconosciute le violazioni comporterebbero penali di oltre 30 milioni di euro per ogni richiamo non eseguito correttamente.

Ad esempio, NHTSA ha mostrato che FCA sta impiegando troppo tempo nel rafforzare il serbatoio di carburante posizionato dietro l’asse posteriore (può rompersi in caso di tamponamento) di oltre 1,5 milioni di vecchie Jeep: a fine aprile 2015 i veicoli sanati erano solo 320.000. Nel caso Takata, invece, FCA nonostante fosse a conoscenza dei problemi tecnici degli airbag, per oltre 5 mesi non ha notificato alcunché ai proprietari dei veicoli interessati dal potenziale richiamo.

Oltre a queste mancanze di FCA, la rinnovata intransigenza di Nhtsa è causata anche dalle accuse provenienti dal Dipartimento Federale dei Trasporti e da altri settori, che han considerato l’azione dell’agenzia troppo debole nei confronti dell’industria automobilistica, con un approccio che ha sottostimato i rischi per la sicurezza .

Ora tocca alla FCA ,entro i prossimi dieci giorni, preparare un piano dettagliato e convincente che contenga soluzioni concrete ai problemi sollevati dalle autorità d’oltroceano. Se così non sarà, FCA oltre a pagare le onerose sanzioni sopra descritte, potrebbe anche essere costretta, oltre a subire un’ulteriore indagine da parte del Governo Federale, a riacquistare o sostituire i veicoli che rientrano nella campagna richiami. Insomma, non parliamo di spiccioli.

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