I conti di Tesla, più bassi che alti

Non può certo bastare un’avventura come quella di SpaceX a rivoltare i conti dell’azienda Tesla, ma dal punto di vista tecnologia e visibilità è anche una spinta enorme. Chissà se servirà anche per quanto riguarda la prima creatura di Elon Musk. i conti dell’azienda dell’auto elettrica, infatti, nell’ultimo trimestre del 2017 hanno segnato un forte ribasso, nonostante sia stato comunque sopra le aspettative degli analisti del settore. Il conto degli ultimi tre mesi vede una perdita di 675 milioni di dollari. Decisamente un importante peggioramento, davanti ai 121 che sono stati persi nel medesimo periodo del 2016. Al netto delle voci straordinarie del bilancio aziendale, la perdita complessiva si definisce a 3.04 dollari ad azione, contro i 3.11 che gli analisti avevano previsto. Magrissima consolazione.

Per lo meno non ci sono ulteriori notizie negative per quanto riguarda Tesla Model 3: l’attenzione rimane puntata lì, perché la berlina compatta fortemente spinta da Elon Musk nel catalogo del brand vuole far passare Tesla da una nicchia, a un’auto perla massa. E questo potrebbe molto cambiare il modo di vederla anche dei mercati. C’è fiducia in quello, infatti, nonostante i problemi che vi sono stati nell’impianto produttivo di Fremont, e nello stabilimento produttivo delle batterie in Nevada. I colli di bottiglia identificati nella linea produttiva hanno impedito di raggiungere il target di 5mila Model S vendute (si parla infatti di sole 1.550 pezzi) nel 2017, con rimando al 2018 (ma non con buone prospettive, al momento, visto che era stato rinviato prima a marzo e poi a giugno).  Si spende comunque Musk in prima persona, per gli investitori:

Quello che possiamo dire con sicurezza è che stiamo adottando molte iniziative per affrontare sistematicamente i colli di bottiglia e aggiungere capacità in aree come la linea del modulo batteria in cui abbiamo riscontrato problemi […] Queste iniziative dovrebbero risultare in un aumento significativo del nostro tasso di produzione durante il resto del primo trimestre e fino al secondo trimestre.

Sono i tempi di produzione, il vero problema. Per ora Model 3 ha raccolto già 500mila ordini, e i ritmi produttivi attuali non saranno sufficienti a soddisfare il mercato, con forte rischio per i numeri reali di vendita. Infatti, il rischio è di aspettare dai 12 ai 18 mesi per avere la vettura consegnata. Troppo, nel mondo dell’auto, anche la più innovativa che ci sia. Nonostante questo, appunto, il mercato delle Borse crede ancora nel progetto di Musk, e lo premia contenendo i danni. Negli ultimi giorni si registra infatti un nuovo aumento del titolo (del 7% nella giornata del 7 febbraio) ma servirà molto di più per tornare in utile: non sono mai stati chiusi i conti in positivo, infatti, dal 2010 (quando è iniziata la quotazione) a oggi, se non per due trimestri soli. Troppo poco.

Forse conviene ancora tenerci strette le nostre auto, per il momento, e aspettare che i tempi di consegna possano migliorare, prima di passare a Tesla.

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