Il mito di Enzo Ferrari a 30 anni dalla sua morte

Il legame del mondo dell’auto con il nome di Enzo Ferrari è, per forza di cose, enorme e particolarmente forte. Scomparso da 30 anni (il 14 agosto 1988), è ancora un nome nei pensieri di tutti gli appassionati, per come ha fatto crescere e cambiare il mondo delle quattro ruote tricolori. Con la fabbrica creata nel 1946 e l’ingresso nel mondo delle corse, fa parte di un immaginario collettivo dal quale è pressoché impossibile prescindere. Quella misteriosa combinazione di passione, tecnica, stile, eleganza e molti altri elementi, tiene ancora in vita oggi il mito di Enzo Ferrari, lasciando che sia percepito come una figura fresca e moderna, nonostante fosse un uomo nato nell’Ottocento.

Essere un direttore di scuderia gli diede solo la voglia di creare qualcosa di nuovo, di proprio e diverso dagli altri. Fondare la Ferrari come costruttore aveva un obiettivo preciso,ed era quello di avere auto da corsa destinate a clienti sportivi, oltre alla possibilità di qualche auto stradale ad alte prestazioni per avere la possibilità di mantenere economicamente l’attività agonistica. Imprenditoria allo stato più semplice, perché per Enzo Ferrari, le sue vetture dovevano essere quelle con cui vantarsi al bar, insieme agli amici, ammirandola parcheggiata lì di fronte. La linea accattivante sarebbe servita proprio a quello. La ricerca della bellezza, dello stile e dell’eleganza erano frutto della collaborazione con Scaglietti e Pininfarina,anche se l’ultima parola spettava sempre al fondatore.

L’alchimia di Maranello fuuna combinazione speciale. Le Rosse, seducenti e vincenti, portarono a casa successi dalla 24 Ore di Les Mans, dal Tour De France, arrivando a essere ambizione per chi desiderava l’ingresso nel ,mondo agonistico. Frattanto, la bella vita le sceglieva per la nota particolare che avevano, per lo stile e per la capacità di far voltare tutti, al loro passaggio – cosa che, in effetti, accade ancora oggi, in un mondo pieno di supercar e hypercar. Enzo Ferrari era per la politica dei piccoli numeri, ovvero poche auto (299 era meglio di 300, avrebbe lasciato la sensazione di inarrivabile, di qualcuno rimasto a bocca asciutta desideroso della prossima). Una strategia di esclusività, che ha fatto scuola anche nel mondo del marketing moderno.

Il fascino del Cavallino è inarrivabile. Da appassionati a professionisti è difficile che il rombo di una Rossa passi inascoltato, o che la tinta di colore sia confusa con quella di altri marchi. Negli anni, sino ai giorni d’oggi, è diventato anche merchandising, oggettistica, arrivando a coprire settori merceologici inaspettati, all’epoca della nascita del marchio. E forse anche dal signor Enzo Ferrari stesso. Ma certo, un pezzetto di sogno può essere per tutti, mentre quello vero è solo per pochi.

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