La svolta delle batterie al grafene

Come tutti sappiamo, il punto debole dei veicoli elettrici è l’autonomia fornita dalle batterie che, nonostante i progressi, resta confinata a qualche centinaia di chilometri, oltre alla lentezza nel ricaricare. Il futuro vede naturalmente batterie iper-efficienti, futuro che comincia a diventare prossimo. La chiave di volta in questo settore tecnologico è il grafene: costituito da uno strato monoatomico di atomi di carbonio, ha la resistenza meccanica del diamante e la flessibilità della plastica e, chimicamente, si comporta come un supercondensatore ad alte prestazioni.

Un supercondensatore è un particolare condensatore che ha la caratteristica di accumulare una notevolissima quantità di carica elettrica rispetto ai condensatori tradizionali ma, per quanto sia veloce nel ricaricarsi, si scarica altrettanto in fretta. Il grafene invece, opportunamente lavorato, rappresenta l’eccezione. Già da alcuni anni studi sul grafene e sul suo utilizzo nelle nuove batterie sono in avanzamento; la svolta sul superconduttore porterebbe alla nascita di auto elettriche con autonomia comparabile a quella dei veicoli con motore a combustione interna. Sulla rivista scientifica Science è stato pubblicato qualche giorno fa uno studio su un prototipo di batteria, un dimostratore costruito nell’università britannica di Cambridge.

Il team di ricercatori dell’università britannica è riuscito a rendere utilizzabili le batterie a litio-aria per rimpiazzare quelle, appunto, agli ioni di litio; nel dimostratore l’elettrodo poroso è realizzato in grafene, mentre una serie di additivi rendono il dispositivo più stabile ed efficiente ottimizzando le reazioni chimiche al suo interno. Il risultato di questa ricerca porta ad affermare i ricercatori che è tecnicamente possibile costruire batterie con un’efficienza superiore al 90% e che possono subire oltre 2.000 cicli di carica e scarica.

I ricercatori, in un sussulto di realismo, affermano altresì che non tutti i problemi relativi alla chimica della batteria sono risolti, che la ricerca per arrivare ad un prodotto definitivo potrebbe durare ancora dieci anni, ma che il sentiero tecnologico per ottenere batterie di questo tipo (e auto finalmente “vere”) è tracciato. Già che ci siamo, dotcar.it spera di vedere ben presto anche uno studio sul riciclaggio delle batterie a fine ciclo vitale; finora gli studi sono tutti volti ad “allungare la vita” degli accumulatori dedicati alla trazione ad elettroni ma prima o poi “moriranno”…

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