Il gioiello rende meglio della Borsa. Firmato Ferrari.

Un altro record. A Parigi un anonimo acquirente ha sborsato oltre 32 milioni di euro per la Ferrari 335S Scaglietti del 1957. La vettura, telaio Scaglietti 0674 con motore da 4.1 litri che eroga 400 cavalli, proviene dalla collezione dell’industriale francese Pierre Bardinon, uno dei più rinomati specialisti dei gioielli di Maranello e scomparso qualche anno fa. Particolarità di quest’auto è che fu pilotata da Mike Hawthorn alla 24 Ore di Le Mans nel 1957, da Wolfgang Von Trips alla Mille Miglia, da Peter Collins e Maurice Trintignant alla 12 Ore di Sebring. Il record precedente apparteneva a un’altra vettura del Cavallino, la straordinaria 250 GTO 1962 battuta a 28,9 milioni di euro a Pebble Beach, in California.

Se il prezzo viene invece esposto in dollari il primato resta alla Ferrari GTO del 1962 venduta nel 2014 da Bonhams per 38,1 milioni, contro i 31,3 della 335 Sport Scaglietti, per effetto del rapporto euro-dollaro. Restando alla quotazione nella valuta americana, nella storia delle “auctions” al terzo posto troviamo la Mercedes-Benz W196R del 1954 (29,9), seguita dalla Ferrari 290 MM del 1956 (28) e dalla Ferrari 275 GTB/4 S NART Spider battuta a 27,5 milioni di dollari.

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Su questo record si sono scomodati addirittura media economici specializzati, come il Financial Times, per comprendere appieno cosa spinga facoltosi appassionati a spendere ancora cifre astronomiche. Noi di dotcarblog offriamo la seguente visione. Premesso che le vetture italiane sono da sempre ricercatissime, probabilmente oggi gioca anche un altro fattore, forse quello cruciale oggi: la Ferrari in Borsa.

Fin dal debutto lo scorso ottobre a Wall Street (e a Piazza Affari il mese scorso) molti analisti finanziari avevano espresso perplessità sull’opportunità di approdare nel mare del mercato borsistico, tranne che per il presidente Marchionne, desideroso di ottimizzare le risorse del gruppo FCA (leggi “fare cassa”);  ma soprattutto esprimevano dubbi sulla possibilità di poter creare profitto “giocando” in Borsa col titolo del Cavallino. Tenendo conto anche lo “storico” dei pacchetti azionari di altri brand del lusso, e avendo ben presente che  ingenti risorse economiche sono da sempre dirottate su Ferrari vere, su pezzi di storia automobilistica pregiata, ecco che un finanziere restava perplesso davanti la Ferrari “titolo”. E a non investire granché in Borsa.

La risposta a questi dubbi forse è proprio il record della Ferrari “gioiello”. Che si sposa perfettamente con le scarse performance borsistiche del titolo, a New York come a Milano. Tutto torna.

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