I motori torneranno a crescere, stop al downsizing

Dietrofront, signori: il downsizing non va (più) bene.

A questa sorprendente conclusione arrivano molte Case automobilistiche; durante il Salone di Parigi la Reuteurs ha raccolto l’umore di alcuni dirigenti dei costruttori: questi hanno ammesso che, con le nuove norme riproducenti scenari di guida reali, i motori troppo piccoli si rivelano inadeguati a rispettare i limiti sulle emissioni. Dunque, i fabbricanti d’automobili che hanno trascorso l’ultimo decennio a progettare e realizzare motori con cilindrate ridotte per soddisfare gli obiettivi di emissioni (teorici) sono ora costretti ad una costosa inversione ad U.

Difatti i piccoli motori europei sovralimentati, quando condotti a carichi più elevati, con i nuovi test di omologazione supereranno di gran lunga i (futuri) livelli di legge; questo perché gli ossidi d’azoto negli attuali turbodiesel arrivano a superare il limite anche di 15 (!) volte, mentre i piccoli turbo benzina consumano più carburante (dunque emettendo più anidride carbonica) oltre ad emettere maggior particolato e monossido di carbonio.

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Insomma, come pronosticato da noi di dotcar.it, lo tsunami dieselgate è ancora lungi dal terminare. Esempio lampante: rumors vogliono General Motors, Renault e Volkswagen preparare l’aumento di cilindrata (quando non l’eliminazione) di alcuni propulsori montati sulle vetture piccole e medie entro il 2020, sia a benzina che a gasolio.

GM non aggiornerà l’attuale diesel 1.3 litri bensì la nuova famiglia di propulsori vedrà il più piccolo dei motori a gasolio “più grande” di almeno il 25-30%. Emblematico il caso del gruppo Volkswagen: dopo vari “tiri e molla” negli anni, sostituirà definitivamente il suo 1.4 litri diesel a tre cilindri con un quattro cilindri 1.6 litri per le auto come Polo o Audi A1. Renault invece sta progettando un aumento di cilindrata di quasi il 10 per cento del suo 1.6 litri diesel, che sostituiva il 1.9 litri nel 2011; ancora, la Casa francese ha problemi col suo tre cilindri sovralimentato da 0.9 litri benzina che inietta il carburante in eccesso per evitare il surriscaldamento, con conseguente elevate emissioni di idrocarburi incombusti, polveri sottili e monossido di carbonio.

Naturalmente anche altre Case stanno valutando il da farsi. Ovvero, come già l’ha battezzato qualcuno dietro le quinte, l’”upsizing” sarà ineluttabile, soprattutto per i propulsori a gasolio. Ai più attenti ed informati non sfuggirà che l’unica tra le Case automobilistiche a non avere rincorso il ridimensionamento dei motori – onore al merito – è stata Mazda.

Secondo molti analisti, le prove più severe rischiano di sopprimere i motori diesel inferiori a 1.5 litri e quelli benzina inferiori a circa 1.2 litri. A meno che non li si renda ibridi accoppiandoli ad un motore elettrico. Ora comprendete perché in molti cominciano ad investire seriamente  – e tanto – sull’elettrico. 

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