Il futuro (interesse) secondo l’OPEC

Il futuro dell’auto elettrica? Remoto. Almeno secondo l’OPEC, la famosa (o famigerata, fate voi) organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, proprio quella che decide quanto deve costare il barile di petrolio. Accennavamo al futuro. Fino al 2040,  secondo l’OPEC, le strade resteranno  dominate dalle auto alimentate a combustibile tradizionale. Migliorate, più efficienti, ibridizzate, ma sempre a benzina e gasolio. Questa è la morale della sezione automotive del World Oil Outlook 2015, il documento che fornisce le osservazioni relative alla tecnologia attuale, alle potenzialità di sviluppo e alle criticità delle varie alternative ai combustibili fossili per autotrazione.

Fatta la tara al conflitto d’interessi appena appena gigantesco, leggiamo che nel settore dei veicoli destinati al trasporto privato la domanda di petrolio sarà in calo nei paesi più sviluppati, mentre nei cosiddetti “paesi emergenti” si andrà nel verso opposto, ovvero la domanda di petrolio sarà in crescita. Notevoli le differenze anche per le auto circolanti, che saranno 1 miliardo in più per gli emergenti contro “appena” 125 milioni in più dei paesi avanzati.

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Scorrendo il documento leggiamo che l’OPEC stima che nel 2040 solo il 6% del parco auto circolante nel mondo non sarà alimentato da carburanti derivati dal petrolio: le auto a benzina avranno una quota al 56% (81% nel 2013), quelle diesel al 21% (14% nel 2013), le ibride passeranno dall’1 al 14% e quelle a metano dal 2 al 6%. I “petrolieri” motivano la loro visione sottolineando i problemi legati allo sviluppo delle tecnologie alternative, che necessitano di un notevole salto in avanti per i veicoli elettrici a batteria: costi d’acquisto ancora troppo elevati per veicoli dalla scarsa autonomia e con basse prestazioni in condizioni climatiche estreme sono i punti deboli sottolineati dall’OPEC e che noi conosciamo fin troppo bene. Se l’elettrica “normale” non viene considerata abbastanza matura per sconvolgere i dati sulle immatricolazioni, potete immaginare come vengano considerate i veicoli ad eletroni alimentati dalle “fuel cell”: per i ricercatori dell’OPEC i costi resteranno troppo elevati e la contemporanea, scarsa diffusione delle stazioni di servizio non permetteranno rivoluzioni sulle strade.

Invece – e qui si vede un “bicchiere mezzo pieno” – viene prospettata una diffusione importante per la ibridizzazione delle auto con motore termico e per i relativi sistemi per il recupero d’energia, che si diffonderanno soprattutto sulle automobili destinate all’uso nei grandi centri urbani. Un’alternativa potrà essere il gas metano che, sebbene limitato da una rete distributiva quantomeno disomogenea e da veicoli con un prezzo di acquisto superiore rispetto a quelli benzina e diesel, viene ritenuto un combustibile competitivo, che potrà guadagnare quote di mercato importanti.

Ma,  come sempre,  a determinare il successo/convenienza di questo come altri tipi di carburante/fonti d’energia, molto dipenderà dalle politiche fiscali ed energetiche adottate dai singoli governi. Magari dettate anche dagli scenari geopolitici. Ma questa è un’altra storia.

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