FCA rivedrà il piano d’investimenti in Italia

Arriva dal Salone di Detroit, direttamente da Mike Manley, l’annuncio che in molti non avrebbero voluto sentire: il piano di investimento di 5 miliardi che il gruppo FCA aveva pensato per l’Italia sarà rivisto, a seguito dell’ecotassa. Ricordiamo di cosa si tratta: sono coinvolte le auto con valori emissione di CO2 superiori a 160 g/km e immatricolate (anche in condizione di leasing)  tra l’1 marzo 2019 e il 31 dicembre 2021. Entro questa soglia le vetture saranno esenti, ma oltre sarà presente un’imposta una tantum da aggiungere a quelle attualmente in essere (Iva, Ipt, tassa automobilistica e superbollo) e, mediante il modulo F24, vedrà queste soglie di pagamento: 161-175 g/km: 1.100 euro; 176-200 g/km: 1.600 euro; 201-250 g/km: 2.000; superiore a 250 g/km: 2.500 euro.

Ovvio come, dovendo il consumatore eventualmente fare i conti anche con questa spesa, debba essere limato il piano di investimenti e di sviluppo delle vetture prossime venture; e le parole del direttivo FCA danno adito a fin troppe interpretazioni:

Il piano deve essere necessariamente rivisto: in questo momento è in fase di ricontrollo.

Parole che possono non suonare esattamente bene, perché la strategia pensata viene del tutto rimessa in forse. Un settore vitale ed essenziale come quello dell’industria automobilistica, e del suo indotto, ha necessità di trovare l’equilibrio tra sviluppo, investimento e minore inquinamento possibile. Oltre che con le tasche degli acquirenti, ovviamente, i quali acquistando il nuovo dovranno conteggiare eventuali spese superiori nella prima fase di acquisto.

Il successore di Sergio Marchionne dovrà quindi ridefinire e studiare nuovamente,e in tempi rapidi, il piano di sviluppo industriale sul nostro territorio. Da parte del mondo automotive, di relativo indotto e anche dei consumatori, c’è la speranza che non vi siano variazioni eccessive, soprattutto se al ribasso.

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