Il dieselgate investe anche Porsche e Mercedes

L’onda lunga del dieselgate non ha fine. Il ministro dei trasporti tedesco Alexander Dobrindt, lo stesso che ha ingaggiato la disputa col governo italiano per la questione emissioni FCA,  ha ordinato il richiamo di ben trentamila (7.500 dei quali nella sola Germania)  Porsche Cayenne equipaggiate col motore 3 litri turbodiesel Euro 6. Vetture che sfrutterebbero quindi il famigerato software illegale per abbassare artificiosamente i livelli d’inquinanti, nonostante il V6 montato nella vettura sia già di quelli equipaggiati con un sistema di post-trattamento SCR funzionante ad urea.

In realtà, Porsche avrebbe autodenunciato il fatto alle autorità tedesche competenti dopo che, nel corso di un’indagine interna, la Casa di Zuffenhausen aveva rilevato un sistema irregolare per la gestione delle emissioni e di essersi subito attivata per porvi rimedio con un aggiornamento. Nel frattempo però il ministro ha puntualizzato che i veicoli incriminati in uscita dalle linee di produzione non potranno circolare fino a quando il problema non sarà risolto.

Emissioni protagoniste anche di una recente azione, annunciata qualche giorno fa, dal concorrente Daimler. Infatti il consiglio di amministrazione del gruppo che fa capo alla Mercedes-Benz ha approvato un piano d’interventi sui propri motori diesel, al fine di migliorarne le emissioni soprattutto sul fronte degli ossidi d’azoto (NOx).

Trattasi – tengono a specificare da Stoccarda – di azioni di servizio volontarie, non di richiami segnalati ai ministeri dei trasporti di competenza, e dovrebbero interessare tre milioni di veicoli, tra vetture e furgoni.

I motori incriminati sono il quadri cilindrico 2,2 litri OM 651 (non nuovo ad azioni di richiamo) ed il sei cilindri a V da 3 litri OM 642, nelle versioni Euro 5 ed anche Euro 6. Escluso dal provvedimento il recente quadricilindrico 2 litri OM 654, che si trova sotto il cofano della nuova Classe E (W213 e C 238), ma che pian piano diventerà quasi onnipresente sotto i cofani con la “stella a tre punte”.

L’intervento, che non graverà sulle tasche dei clienti, costerà all’azienda tedesca circa 220 milioni di euro e ai proprietari dei veicoli circa un’ora del loro tempo, trattandosi d’un semplice aggiornamento software delle centraline governanti i propulsori in questione.

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