Come useremo l’auto da qui al 2030?

Quando si tratta di automobili, è un dato di fatto che si guardi al futuro con un occhio di riguardo. Tra gli studi degli ultimi tempi, infatti, ne è uscito uno a proposito della mobilità italiana, nella prospettiva del prossimi quindici anni.

Con una previsione di 62 milioni di italiani (attualmente siamo circa 60 milioni), si può ben immaginare che aumenteranno anche le vetture in circolazione. Resta da vedere che uso ne faremo, e soprattutto che tipo di vetture useremo. Censis e Aniasa (Associazione Nazionale Industria Autonoleggio e Servizi Automobilistici) fanno le prime ipotesi.

29 milioni di persone, al momento, usano l’auto come mezzo di trasporto per andare al lavoro, quotidianamente. Si parla del 71% dei casi, con una schiacciante maggioranza che preferisce il veicolo ai mezzi di trasporto pubblici. Ma nei prossimi quindici anni, si potrebbe superare il muro dei 31 milioni di vetture scelte a questo scopo.

Il fatto è che sta cambiando gradualmente il modo di avere l’auto: non più solo un bene di proprietà, l’investimento di una famiglia, ma anche un possesso temporaneo grazie a noleggi a lungo termine (che già oggi si prende il 20% del mercato dell’acquisto di autovetture nuove) e car sharing (che si diffonde sempre di più nelle grandi città, e non solo).

Insomma, l’auto diventa gradualmente un servizio, un qualcosa di cui usufruire per il periodo in cui limitatamente serve, e non qualcosa che impegna costantemente anche con la ricerca spasmodica del posto auto, e che può restare inutilizzata per giorni. L’idea dell’auto condivisa piace sempre di più, poiché ne abbatte i costi di manutenzione e mantenimenti vari.

Inoltre, questa tipologia di vettura, soprattutto sul noleggio a lungo termine, può permettere un ricambio più agevole della vettura stessa. In che cosa si traduce questo? In un parco auto che ha la possibilità di ringiovanirsi, di passare meglio a motorizzazioni più ecologiche o addirittura ibride, con la speranza di andare controtendenza agli ultimi dati. Considerando che l’aria in cui circoliamo è quella che respiriamo, potrebbe essere sicuramente un bel vantaggio.

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